Quando la dieta diviene un’ossessione di cui parlare con la psicologa?

Tutti desiderano apparire al meglio, è normale. Il culto della forma fisica del resto ha origini antiche. Ecco allora che, quando il corpo non è esattamente come lo si vorrebbe, le prime azioni che si compiono sono: dieta e maggiore esercizio fisico. Niente di strano in tutto questo, purché il percorso di dimagrimento venga vissuto con consapevolezza e senza stress. La prima decisione responsabile da compiere consiste chiedere consiglio al proprio medico curante, eseguire gli opportuni controlli medici e rivolgersi a un nutrizionista o dietologo in grado di fornire le giuste indicazioni per evitare di rimetterci la salute. Ognuno infatti presenta caratteristiche del tutto singolari: il peso corporeo è influenzato dall'età e dalla struttura ossea e muscolare. In alcuni casi poi ci possono essere squilibri ormonali o metabolici da valutare.

 

Insomma, no alle diete fai da te. Facile a dirsi, molto più difficile da mettere in pratica. Quando i chili da perdere non sono molti, il più delle volte si inizia a eliminare o ridurre drasticamente il consumo dei cibi che, notoriamente fanno ingrassare. Il problema è che il cervello, nel momento in cui percepisce che ci si mette a dieta, può fare brutti scherzi. Ecco allora che la prima cosa da fare è quella di rivolgersi a una psicologa, con studio a Milano, in grado di accompagnare il soggetto in un percorso di consapevolezza e di equilibrio. La dieta infatti non deve essere vissuta come una tortura e neppure come un'ossessione.

 

Non è infrequente infatti che, quando inizia una dieta, il rischio di cadere in due opposti comportamenti è davvero molto elevato.

– Nel primo caso si inizia a mangiare ancora di più, perché la privazione da cibo è troppo difficile da sopportare, innescando in questo modo un circolo vizioso di sensi di colpa seguiti da pasti eccessivi o abbuffate (bulimia nervosa o disturbo da alimentazione incontrollata);

– Nel secondo, all'opposto, la dieta viene vissuta come una sorta di sfida con se stessi, il proprio corpo e la propria mente. Il controllo su tutto quello che si mangia, le calorie ingerite e da bruciare con l'attività fisica, diventa eccessivamente rigido. Il soggetto a dieta è appagato, gratificato da questa sua capacità di dominare la fame. Il fatto di resistere all'istinto naturale di nutrirsi, crea una sensazione di onnipotenza, tipica dell'anoressia nervosa.

 

Prevenire l'insorgenza di queste psicopatologie è possibile. Contattare una psicologa competente in disturbi alimentari (www.elenacarbone.it), che riceve a Milano è la decisione più saggia da mettere in atto. Nel corso di un primo colloquio conoscitivo, l'esperta è infatti in grado di diagnosticare il disturbo e valutare la necessità di una psicoterapia mirata.

 

Il più delle volte, tuttavia, è molto difficile che amici e parenti riescano a identificare il problema con una vera e propria patologia psicologica. I rituali delle abbuffate (bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata) o del vomito autoindotto, accompagnato dal consumo di lassativi o diuretici (anoressia) si svolgono in totale solitudine. Chi è affetto da questi disturbi alimentari prova un senso di vergogna e di enorme difficoltà ad ammettere che si tratta di comportamenti errati e decisamente poco salutari. Il più delle volte, nel soggetto anoressico in particolare, il corpo non viene percepito come appare agli altri, perché spesso affetto da un disturbo che gli impedisce di elaborare correttamente le informazioni visive. Spesso poi, l'anoressico in particolare, nasconde il proprio corpo indossando abiti informi, che rendono difficile a chi gli sta intorno, percepirne le reali fattezze.

 

Queste le ragioni per le quali, raramente il soggetto che inizia a presentare condotte tipiche di questi disturbi alimentari si rivolge autonomamente a uno psicoterapeuta. Il più delle volte le segnalazioni arrivano da parte di genitori, partner o amici.

Appare fondamentale intraprendere il percorso prima che queste condotte diventino abitudini di vita. In genere il campanello d'allarme deve essere attivato prima che siano trascorsi tre mesi dall'inizio della dieta o del nuovo e insano regime alimentare intrapreso. Chiedere aiuto a una psicologa esperta in disturbi alimentari che riceve a Milano, può letteralmente salvare la vita del paziente.

I disturbi alimentari spesso sono la manifestazione esterna di disagi ben più importanti del semplice desiderio di apparire in forma.

Difficoltà e rapporti conflittuali vissuti all'interno della famiglia, della scuola o del mondo del lavoro, spesso minano l'autostima delle personalità più fragili. La terapia deve mirare a restituire forza e fiducia al paziente, strumenti indispensabili per affrontare il mondo e la realtà in cui vivono.

 

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